La storia

Zia Caterina: un dono d’amore diventato viaggio.

Caterina Bellandi ha trasformato il Taxi Milano 25 lasciatole da Stefano in un luogo di incontro, immaginazione e vicinanza per bambini e famiglie.

Illustrazione di Zia Caterina con cappello fiorito e bolle di sapone

Perché “Zia”

Una presenza vicina, libera di coccolare.

Zia Caterina è il nome scelto per raccontare una forma di cura affettuosa, immediata e capace di stare accanto senza invadere.

Dopo la morte del compagno Stefano, tassista di Milano 25, Caterina sale su quel taxi per continuare a farlo vivere attraverso le vite degli altri. L’auto cambia volto: si riempie di colori, peluche, piccoli oggetti donati e personaggi ispirati ai bambini incontrati. Le normali corse cittadine si affiancano agli accompagnamenti gratuiti verso gli ospedali fiorentini per bambini in cura e familiari.

Il cappello fiorito, il mantello e gli accessori non sono una maschera: sono strumenti di comunicazione. Rendono possibile un primo sorriso, accorciano le distanze e dicono a chi incontra Caterina che la diversità non deve fare paura.

Domande e risposte

Le parole che spiegano il viaggio

Milano 25 era la sigla del taxi di Stefano. Caterina l’ha raccolta come un’eredità affettiva e l’ha trasformata in un progetto capace di far continuare l’amore attraverso l’incontro.

Approfondisci

La storia continua in un libro.

“Taxi Milano25. In viaggio con zia Caterina, una rivoluzionaria dei nostri tempi” ripercorre gli incontri e le tappe più importanti di questa avventura.

Scopri il libro
Zia Caterina presenta i progetti editoriali accanto al taxi
Primo piano di Zia Caterina con cappello fiorito
Un linguaggio di colori e piccoli segni.
Zia Caterina saluta dal balcone della Tana
La casa e le persone che la abitano.

La persona dietro il personaggio

Un sorriso riconoscibile, una presenza che ascolta.

Il cappello fiorito e gli abiti colorati appartengono alla lingua di Zia Caterina. Aiutano a iniziare una conversazione con un bambino, a rendere meno formale un incontro e a portare un po’ di respiro anche dove la giornata è difficile. Nelle immagini emerge però soprattutto la persona: Caterina si mette accanto agli altri, sorride, ascolta e accetta che ogni relazione abbia il proprio tempo.

Dietro l’immaginazione esiste un lavoro quotidiano fatto di appuntamenti, spostamenti, imprevisti, messaggi e persone che collaborano. La Fondazione permette di condividere questa responsabilità: la storia di una donna rimane il punto di partenza, mentre una comunità organizzata rende possibile custodire e proseguire il viaggio.

Da dove è iniziato il viaggio

Un linguaggio fatto di segni

Il cappello, il mantello, i colori: dettagli che aprono una relazione.

Lo stile di Zia Caterina non nasce per attirare l’attenzione su di sé. Il cappello fiorito, i bracciali, i campanelli e il mantello diventano un alfabeto immediato, capace di abbassare la distanza tra sconosciuti. Prima ancora delle parole comunicano disponibilità, curiosità e permesso di essere diversi.

Molti accessori custodiscono un ricordo o il dono di una persona incontrata. Indossarli significa portare con sé una comunità invisibile e trasformare il viaggio in una trama di presenze. La dimensione giocosa non nasconde ciò che è difficile: crea piuttosto uno spazio nel quale sia possibile respirare e incontrarsi senza essere definiti soltanto dalla paura.

01

La promessa

Stefano affida a Caterina Milano 25. Il taxi diventa il modo concreto per continuare una storia d’amore aprendola alle vite degli altri.

02

Le prime corse

Accanto al servizio pubblico prendono forma accompagnamenti gratuiti verso gli ospedali fiorentini, costruiti intorno alle necessità dei bambini e dei familiari.

03

La comunità

Incontri, viaggi, personaggi e ricordi fanno nascere una rete di volontari, artisti, associazioni e amici, fino alla creazione di una casa comune.

04

La Fondazione

L’esperienza maturata sulla strada diventa un progetto stabile, capace di accogliere, promuovere cultura e generare collaborazioni responsabili.

Ritratto illustrato di Zia Caterina con cappello fiorito e bolle di sapone

La zia è vicina, senza invadere

Un modo di prendersi cura che lascia spazio all’altro.

Essere “Zia” significa scegliere una prossimità affettuosa, capace di coccolare e sostenere senza prendere il posto della famiglia. Caterina accompagna, ascolta e condivide il tragitto; non promette soluzioni impossibili e non trasforma il dolore altrui in spettacolo.

Questa misura è parte dell’eredità che la Fondazione desidera custodire: una presenza intensa ma rispettosa, allegra ma mai superficiale, libera di usare immaginazione e bellezza mantenendo sempre al centro il consenso e la dignità delle persone.

La musica di sottofondo è pronta.