Zia Caterina e la comunità viola
Quando il viola diventa un altro modo di incontrarsi.
Una pagina fotografica sugli incontri di Zia Caterina con le persone del mondo viola: lo stadio, gli abbracci, le conversazioni e la capacità di portare il linguaggio del Taxi Milano 25 anche in un luogo di grande partecipazione.
Fuori dal taxi, dentro una comunità
La passione può diventare relazione.
Per molte persone la Fiorentina è molto più di una partita: è un appuntamento condiviso, una lingua fatta di colori, ricordi e appartenenza. Zia Caterina porta in questo ambiente la stessa curiosità con cui sale a bordo del suo taxi. Incontra persone, ascolta storie e lascia che un gesto spontaneo diventi occasione di vicinanza.
Le fotografie raccolte qui documentano presenze allo stadio e momenti di incontro con persone della comunità viola. Raccontano l’emozione di una giornata vissuta insieme, senza trasformarla in una dichiarazione di accordo istituzionale. Nome e simboli della squadra appartengono ai rispettivi titolari; questa pagina parla del rapporto umano nato attorno agli incontri.
Quattro scene, un filo comune
Dal grande campo ai piccoli gesti.
Lo stadio è un luogo pieno di voci. Le immagini scelgono di fermarsi sui volti e sui gesti: esserci, salutare, farsi una fotografia e conservare il ricordo di una giornata che prosegue fuori dagli spalti.




Un linguaggio comune
Il senso di questa pagina va oltre il risultato.
Lo sport unisce persone che forse non si sarebbero mai parlate. Porta con sé rituali, attese, entusiasmo e delusione; proprio per questo può aprire uno spazio di attenzione verso chi sta vivendo un momento difficile. Il mondo colorato di Zia Caterina incontra quello viola in un punto semplice: riconoscere l’altro come persona prima di ogni etichetta.
La Fondazione conserva queste immagini come parte della propria memoria, insieme ai viaggi, alle iniziative culturali e agli incontri con altre comunità. Eventuali nuove attività condivise saranno pubblicate con data, contesto, partecipanti e permessi verificati. Chi possiede fotografie o testimonianze può scrivere alla Fondazione indicando provenienza e autorizzazione alla pubblicazione.